Che fine ha fatto Napster?
Ormai sono passati sette anni dalla creazione, nel 1999, del primo e più famoso (o famigerato, a seconda dei punti di vista) programma di filesharing mai esistito. Invenzione amatoriale del genio di Shawn Fanning, si trasformò ben presto in un fenomeno di massa rivoluzionario di impressionante vastità. Ma, violando i diritti di copyright, non passò troppo tempo che venne silurato a suon di battaglie legali. Ma al giorno d’oggi che cos’è rimasto di Napster?

Nel 2000 le prime denunce per violazione di copyright da parte di Metallica e RIAA (Recording Industry Association of America). Dopo un primo ricorso vinto, nel febbraio 2001 si preannuncia la fine del Napster originale: dopo aver sostanzialmente perso le cause contro Sony, Warner, Universal e BMG e con un costante calo di utenti (che si affidano ai nascenti sistemi alternativi), il primo servizio di filesharing peer-to-peer viene definitivamente interrotto nel giugno dello stesso anno. Nel 2002 Bertelsmann AG tentò l’acquisto di Napster ma venne bloccato dal giudice fallimentare: subentrò dunque la Roxio che modificò Napster pesantemente e dal 2003 il programma divenne a pagamento, sulla scia di iTunes Music Store, sebbene con risultati infinitamente minori.

Al giorno d’oggi Napster.com presenta una struttura ibrida, nel senso che permette di ascoltare gratuitamente per 5 volte ognuno dei 2.000.000 di brani presenti nell’archivio. Dopo i 5 ascolti si deve o acquistare il brano oppure sottoscrivere un abbonamento al servizio a pagamento che permette per 9,95 $ al mese di scaricare, ascoltare e possedere tutta la musica che si vuole finchè non si receda dall’abbonamento. L’ascolto gratuito è inoltre limitato a 30 secondi per i paesi al di fuori degli Stati Uniti e la sottoscrizione al servizio a pagamento può essere effettuata solo da Stati Uniti, Canada, Germania e U.K. Del vecchio Napster, insomma, rimangono solamente il nome e il logo.
Links: Napster.com, Napster su Wikipedia












